[ canzone per canzone ]
Straniero
Bei tempi quelli in cui i vari Camus potevano discettare di estraneità come di una condizione esistenziale dell’uomo moderno. Oggi è molto se, dell’essere Straniero, non se ne occupi solo il codice penale. Io che sono un inguaribile nostalgico, anarco-conservatore, dedico alla questione qualche verso che vuole stare in bilico fra il significato esistenziale e quello politico. “O morte, o vecchio capitano” è una frase di Baudelaire.Frammento 1
Un coro indecoroso che omaggia Pietro Gori… “Nostra patria è il mondo intero”, sempre.Parigi val bene una mossa
Anni fa si discettava con un paio di amici sui luoghi in cui ci sarebbe piaciuto andare a vivere. Daniele sosteneva che per stare davvero sul bordo del mondo, sulla 5° avenue, toccava trasferirsi a New York… poi inciampando nel vieto antiamericanismo di noi goscisti concedeva Londra. Lorenzo invece imponeva Berlino (“Il muro, la bandiera rossa e l’incendio del Reichstag, l’avanguardia, l’Europa unita, ecc…). Io, banale e romantico, dicevo “Parigi”… e giù prese per culo: “sei superato”, “sei sorpassato”, “sei banale”. Passarono gli anni. Il primo fuggendo da un amore andato a male a Bologna scappava verso Londra (diamogliene atto) ma si fermò una settimana a Paris. Lì s’è fidanzato con una cantante parigina e vive sulla collina di Montmartre. Il secondo, dopo la laurea, s’è visto proporre una cattedra di lettore alla Sorbonne. Io lavoro in via Piranesi (ma abito in via Stendhal, se si può considerare una consolazione!) e vado a Parigi due giorni l’anno a trovare i miei amici che mi dicono “molla tutto e vieni qui”… a Ostenda però ci sono andato in bicicletta.Frammento 2
Sarò stato davvero io il primo a scoprire che la frase “Nostra patria è il mondo intero” è una citazione che Gori ha colto dal coro con cui inizia “Il turco in Italia” di Rossini? Mi crogiolo in questa futile idea…Nemmeno per un attimo
Una delle due ossessioni principali del cantautore, la chitarra, è stata in questo disco lasciata molto in disparte. Non così la sfiga, ben presente e ben rappresentata in questa canzone che ipocritamente ripete ottocento volte la parola felicità per parlare esattamente del contrario.Resistenza e amore
Nella miseria delle otto ore giornaliere di fronte al computer il primo atto di resistenza è ancora quello d’innamorarsi, senza speranza e condizioni. Mi dispiace solo che, per iscritto, questo titolo perda quell’ambiguità che fa si che la e che sta fra la parola resistenza e la parola amore possa essere congiunzione, ma possa anche essere verbo.Un’oasi nel deserto
Canzone che raccoglie la grande tendenza masochista dei cantautori. Le donne libere, qui celebrate, son quelle che prima o poi ci lasciano, ma che finchè non ci lasciano ci scelgono. Giorno per giorno.Frammento 3
“Chi siete io non lo so” è il ritornello che mia nonna Milli ha ripetuto cento volte al giorno in questi ultimi anni. Mi sarebbe piaciuto registrarlo da lei. Non ho fatto in tempo.Chi?
Questa canzone dovrebbe avere per titolo solo un punto interrogativo. Ci ho anteposto la parola più corta che ho trovato.Ode al moto perpetuo
Mica solo a Ostenda sono andato in bici! Io la patente non ce l’ho nemmeno…Rachel Corrie
Rachel Corrie era una ragazza americana travolta e uccisa a 23 anni da una ruspa dell’esercito israeliano mentre tentava di opporsi alla distruzione delle case nei villaggi palestinesi nella striscia di Gaza. La struttura del testo è ispirata a una formula popolare tipica della ballata scozzese.Frammento 4 (ce coeur qui haissait la guerre)
One man band! Bisogna proprio dirlo… Enrico Gabrielli ha registrato in perfetta solitudine questa versione New Orleans della mia “Vigliacca!”. La dedico ancora al mio adorato Desnos, gli rinnovo l’appuntamento al Pont au change con tutti gli altri.Vigliacca!
È la mia versione, la mia riscrittura, di un antica canzone popolare: “Gorizia”. L’ho scritta durante la guerra del Kossovo.Dall’ultima galleria
Questa canzone è un inno alla vita e un urlo contro chi ce la vuole negare. Questa canzone parla di me, del mio amore per Genova, del caffè che prendo ogni volta che arrivo al chiosco fuori dalla stazione di Piazza Principe, della lunghissima galleria che il treno attraversa prima di sbarcarci. Questa è la mia canzone, e io alle 17 e 30 del 20 luglio 2001 ero a nemmeno – l’ho scoperto alcuni mesi dopo tornandoci - trecento metri da Piazza Alimonda. “Tutto questo è vivo, non me lo hanno ucciso né con la distanza né con i vili soldati”.Altrove
Si chiude qui il cerchio dello straniero. Tutti i miei amici sono andati altrove, a Parigi o in luoghi più irraggiungibili. Ora che c’è questo disco, anch’io, mentre lo ascoltate, sono probabilmente altrove. In compagnia di una lucciola (ma alludo solo a una testa bionda, non all’onorato mestiere).
Potere alle chimere
Alessio